Loretta Agostini

Poesie


Gli intellettuali e i “guru”

C’è un disastro in atto
Siamo alla fine
Non alla fine del mondo
Ma alla fine di se stessi
L’incantatore di serpenti
È lo sport più praticato
Il libro più letto
Il film più guardato
L’icona più cliccata
Intellettuali e guru
Diversi ma terribilmente uguali
Ci suonano la musica
Che vogliamo sentire
Dopo di che si muore
Illusi, delusi, traditi
E tutto era cominciato
Da un desiderio di bellezza
Help – aiuto – S.O.S.
Non c’è più nessuno
I pochi sono troppo pochi
A loro volta traditi dai loro sogni
Com’è bello il non sapere
Se genera umiltà, semplicità, serenità, vita.
Ma non si imbroglia nelle reti
Dell’intellettuale seduttore
E del guru santone
Com’è bello il non sapere di sapere
Ma non lagnarsene
Se non per ascoltare un po’ di più
Non chi mi vuole turbare con la sua sapienza
Ma chi semplicemente condivide
Qualcosa che ha trovato bello
Per sé e per altri
Ma non per diventarne padroni.
Se non mi ribellassi
Questa vita sarebbe persa
Invece mi ribello
Semplicemente non mi adeguo
Ma quanto fa soffrire
La superbia degli intellettuali e dei guru
Le mie gattine dormono,
Ogni tanto una viene a strofinarsi
Per dire che c’è
Poi torna a dormire
Non le interessa di uscire
Siamo insieme
Ci parliamo con gesti e suoni
Ma non ci odiamo
Non siamo in competizione
Non dobbiamo dimostrare niente
Né vogliamo che altri ci dimostrino.
Basta poco per fare la pace
Forse dobbiamo semplicemente
Fare a meno degli intellettuali e dei guru
Ritrovando in sé stessi
Il talento ricevuto
All’inizio tempi,
Del tempo di ognuno.


Sospesi nel nulla

Non siamo solo corpo, esso svela e nasconde la nostra interiorità,
non siamo solo spirito, esso svela e nasconde la nostra corporeità.
Sospesi nel nulla
eppure concretamente materia spirituale
attratti dal Bene che contrae e trasforma
così nulla, materia e spirito diventano amore.
Un soffio, un guizzo, una ragione per vivere
accettando sofferenza e morte
senza farsi schiacciare dalla superficialità e dall’umana ipocrisia.
Sospesi nel nulla perché leggeri
leggeri perché convinti che il senso della vita è vivere
vivere con passione, con emozione
vivere perché siamo qui
senza aver fatto domanda
come straniero su un pianeta non tuo
perché non l’hai fatto e non lo porterai con te
perché la tua dimora è altrove
e noi siamo semplicemente in cammino
un cammino… verso…, per guardare avanti
non voltarsi indietro
per scoprire che il corpo non è tutto
e ritorna polvere
mentre lo spirito continua a soffiare
sospeso nel vento.


Il senso

Che senso ha quando dei tuoi sogni, delle tue aspettative, dei tuoi
progetti non se ne concretizza uno?
Che senso ha essere buoni quando quelli che realizzano sono i
cattivi?
Che senso ha soffrire su un rapporto finito, un’amicizia interrotta
sul nascere?
Che senso ha vivere e morire e sorridere e lavorare, riposare,
camminare, fare figli, parlare, scrivere, ascoltare musica?
Che senso ha gioire, soffrire, mangiare, dormire?
Che senso ha quando ti stimi col consenso degli altri?
Potessi continuare a credere, come un tempo, che il senso c’è, basta
lo voglia io!
O forse il senso c’è nonostante me?
È tanto che non ci vediamo! L’ultima volta non mi hai detto niente.
Io ero un fiume di parole e tu tacevi.
Ti guardavo e tu tenevi gli occhi chiusi
stringevo le tue mani ma erano rigide e fredde.
Io piangevo e tu sembravi sorridere, poi hanno chiuso la bara e
non ti ho visto più.
Eppure continui a vivere insieme a me ed è per questo che morte
e vita sono solo un continuo alternarsi di gioia e dolore senza fine,
con un senso sconosciuto da scoprire ed amare.