Simone Delfino

Poesie


Poesia 01

inebrianti sono gli odori che rievocano in me, i ricordi del passato
ma cupi sono i ricordi che rievocano in me il canto della tristezza…


Poesia 02

Semmai dovessi sapere d’esser sul punto di morte,
vorrei spegnermi lassù quando le nebbie si diradano
e le nubi accarezzano i fianchi della montagna
lassù all’ombra dell’ultimo larice ove ancora cantano i forcelli


Poesia 03

Padre:
…sono distrutto dal tuo non’esserci
ma so che ogni volta che cammino tra boschi e praterie alpine, il tuo spirito e la tua anima sono con me
ruscelli e torrenti sono il tuo sangue, la terra il tuo cuore pioggia e neve le tue lacrime


Poesia 04

Ho visto l’aquila dare il benvenuto al giorno con il suo volo d’angelo
Ho visto l’aquila battezzare le vette con il suo canto perpetuo


Lammergeier:
venero te che ti nutri della morte per celebrare la vita


i miei occhi piangono lacrime di neve, osservando i colori dell’autunno che preannunciano l’imminente arrivo dell’inverno.
Sto lì ad ascoltare ed osservare i suoni e i colori che se ne vanno
come se un vecchio musicista eseguisse le note di uno spartito ingiallito dal tempo


Onore al cielo, regno degli scrutatori barbuti
Onore alle rocce, regno delle grigie saette alate
Onore alle desolate brughiere, regno dei diavoli con la coda a lira
Onore agli orridi impervi, regno delle capre dal cuore di pietra nelle cui vene scorre il gelo dell’inverno


il buio è la voraggine del crepaccio
dal cui antro puoi appena vedere le stelle vestite del loro abito di luce.


Gioirà il vecchio avvoltoio, aspettanto il lento spegnersi dell’umana razza.
Gioirà il corvo, che vestito a lutto, si nutrirà delle interiora della commiserazione.
Gioirà Madre Terra che ormai libera, potra riprendersi ciò che le è stato tolto.


ormai sono alla deriva
sto annegando nel mare dei ricordi


le persone parlano tanto…troppo….. e a sproposito.
ma non vogliono ascoltare il silenzio perchè fa gelar loro il sangue e fa rimescolar loro le membra………
la causa , il fatto di ascoltare cose che le loro misere anime non hanno mai udito


Poesia 12

Presenze raminghe e girovaghe vagano echeggiando con il vento,
come i nomadi pastori a portare il loro gregge all’ombra di alberi spogli


Serpe
Striscia a terra la timida serpe
guardinga e attenta…
a puntar gli occhi sulla piccola preda
oh serpe, oh serpe
ATTENTA!
alza tu lo sguardo al cielo se non vuoi esser ghermita dall’impavido astore… e rapita…


Ginepri
Cammino…
Cammino attraverso gli alti spini a piedi nudi calpesto ginepri intrisi di sangue
alle mie spalle lascio terre aride e stoppie arse dal sole, dinnanzi… soltanto il precipizio


Orrore, urlo silenzioso nell’anima nobile la quale altro non ha che la sua fantasia per sfuggire al fango


Vita
Sono cresciuto con la volontà di vedere le radici della pianta che mi ha generato invecchiare
questa volontà non mi è stata accolta…
i miei occhi hanno visto la sofferenza e la disperazione indossare il mantello del lutto eterno…
cade la neve, scende la pioggia, soffiano i venti, evocano grazia le anime perse nel tempo
riscalda a loro il cuore la legna che arde sul camino implorando salvezza dai loro tristi occhi
piange il mondo versando lacrime di rugiada tessendo arazzi di cristallo
noi… imprigionati in questa macchina biologica
lui… gioisce nel sentir venti di tormenta e nell’udir canti di uccelli
salutare i bucaneve all’irradiarsi del sole di primavera